Essere counselor per me significa creare spazi di ascolto autentico dove le persone possano sentirsi viste, riconosciute e legittimate nelle loro difficoltà.
Credo profondamente nella forza della condivisione nei gruppi e nell'intimità dell'incontro individuale: due modalità diverse, entrambe potenti, che rispondono a bisogni e momenti differenti del percorso di crescita.
Il mio lavoro è accompagnare le persone a dare nome a ciò che vivono, a fare ordine nel caos emotivo, senza dare risposte preconfezionate ma restituendo dignità al loro percorso.
Essere counselor significa per me essere ponte: tra chi si sente solo e la scoperta di non esserlo, tra il conflitto e la comprensione reciproca, tra la fatica quotidiana e il ritrovare contatto con la propria autenticità, a partire dalle proprie risorse.
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